Parole da conservare di Cetta Berardo

Scarpe

Che le scarpe siano un accessorio importante, il detto camminare bene per vivere bene è sempre attuale, è acclarato. Che le scarpe che indossiamo rivelino molto del nostro modo di essere, tratti di personalità, addirittura inclinazione politica, lo diceva già nel 2012 uno studio di ricercatori americani, pubblicato sul “Journal of Research in Personality”. 
Per le donne è uno status symbol: dai tacchi alti a spillo, tipici delle donne in carriera, alle ballerine, alle comode sneakers per chi ama apparire o essere sportiva. Simbolicamente le scarpe rappresentano il mezzo attraverso il quale ci muoviamo e ci “attacchiamo al suolo”. 
A volte abbiamo bisogno di rimanere con i piedi per terra, di muoverci nelle situazioni in modo pratico e razionale, altre invece di alzarci, immaginare di essere più alte, pronte a spiccare il volo. 
Per gli uomini le calzature nere, lucidate perfettamente, sono sinonimo di potere, di carriera raggiunta o sognata, i mocassini un segno di modernità e disinvoltura. 
Ma che le scarpe diventassero all’improvviso un incubo o una sofferenza come omaggio da parte di un capo di stato non si era ancora verificato: il presidente degli Stati Uniti ai collaboratori fidati regala un paio di scarpe, marca francesine di Florsheim, costo 145 dollari, da indossare sempre in sua presenza. 
A rendere imbarazzante il regalo è il dettaglio sulla misura, a detta delle parole del presidente: «Si capiscono molte cose di un uomo dalla taglia delle sue scarpe». Dunque la corsa a chi ha “il piede” più lungo. Così il segretario di stato, alto un metro e 78 centimetri, che ha dichiarato la misura di un 45 e mezzo, è costretto a camminare con due dita di vuoto tra il tallone e la tomaia della sua calzatura. Pur di non sfigurare agli occhi del “capo”, naufragar è necessario.