Parole da conservare di Cetta Berardo

Mamme

Evviva le mamme, soprattutto evviva le donne. Tutto l’anno e non un solo giorno! 
Perno della società, possono cambiare il pianeta e si battono per la sua sopravvivenza. Sembra un’affermazione spropositata, invece si sta realizzando. Non hanno fatto notizia, se non presso gli addetti ai lavori, ma è clamoroso che il Goldman Environmental Prize 2026, detto il Nobel verde sia stato vinto quest’anno da sei donne. Sei donne che hanno condotto battaglie pericolose, hanno mobilitato comunità, per un obiettivo importante: difendere il pianeta. 
Ma chi sono queste sei donne intrepide? Appartengono a sei regioni diverse del mondo, non amano le copertine dei giornali, non inseguono la fama. Iroro Tanshi, nigeriana, Theonila Roka Matbo, della Nuova Guinea, Alannah Acaq Hurley, dell’Alaska, Yuvelis Morales Blanco, colombiana, Borim Kim, sudcoreana, Sarah Finch britannica. I loro nomi sono per noi anonimi, difficili da pronunciare, ma hanno scritto una pagina che rimarrà nel tempo: la lotta per il clima. 
«Queste sei donne straordinarie dimostrano che non è necessario attraversare gli oceani per trovare figure di spicco nel campo dell’ambiente: potrebbero essere proprio lì, a due passi da noi. I movimenti globali nascono nei cortili e nelle sale comunali, nelle nostre case, nei nostri quartieri e nelle nostre comunità, guidati da persone comuni. Il cambiamento inizia proprio dove ci troviamo», si legge sul sito. Se la biologa Irora Tanshi ha protetto il Santuario di Afi Mountain in Nigeria sventando decine di incendi boschivi tra il 2022 e il 2025 e proteggendo i pipistrelli in via di estinzione, Alannah Acaq Hurley, agendo per conto di 15 nazioni tribali, ha fermato il mega progetto minerario di Pebble in Alaska. Un sfida la loro contro interessi economici.