Friuli '76: La testimonianza di don Ardusso, all'epoca militare di leva nella fanteria del Battaglione Isonzo

Terremoto: il filo della memoria 50 anni dopo

Il 6 maggio 1976 un boato lacerò il cuore del Friuli: le scosse, percepite a centinaia di chilometri di distanza, segnarono quello che è stato il quinto peggior terremoto del XX secolo in Italia. 
A cinquant’anni da quella notte, le voci dei protagonisti restituiscono il ritratto di un popolo fiero che seppe rialzarsi grazie anche alla straordinaria mobilitazione di Alpini e altri volontari. 

«Non sapevamo cosa fosse un terremoto, lo abbiamo scoperto lì». Inizia così il racconto di don Domenico Ardusso, oggi canonico e confessore in Duomo, tornando con la mente a quel 6 maggio 1976 che cambiò per sempre la sua storia. All’epoca aveva 21 anni e prestava servizio militare di leva nella fanteria del Battaglione Isonzo a Tricesimo, a pochi passi dall’epicentro del disastro. «Mentre i commilitoni provenienti dal centro e sud Italia, zone ad alta sismicità, erano terrorizzati, sapevano cos’era un terremoto, noi del nord no, pensavamo a un’esplosione nella vicina base militare di Aviano. Invece, la terra continuava a sussultare e ondeggiare, rendendo impossibile restare in piedi e procurando un forte senso di nausea».

Ardusso conserva un ricordo lucidissimo: «Quella sera, alle 21:05, mi trovavo nella palazzina comando. All’interno rimanevano poche persone: all’ultimo piano i fonisti, a piano terra l’ufficiale di picchetto con le ronde. All’improvviso abbiamo sentito un boato. I vetri tremavano, la luce è andata via. Siamo usciti percorrendo le scale a tentoni. Fortunatamente, né la palazzina né gli altri edifici della caserma sono crollati, mentre l’asfalto continuava a sussultare e ondeggiare sotto i nostri piedi e molti edifici si sbriciolavano di fronte ai nostri occhi». 

Dopo 24 ore di isolamento, senza ordini né comunicazioni, scatta la missione verso Gemona. Insieme agli altri commilitoni, Ardusso fu inviato sul luogo del disastro per estrarre le vittime dalle macerie.
 
L'intervista completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 14 maggio. 

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