Friuli '76: A cinquant’anni dal sisma in Friuli, Giorgio Rossi ricorda la mobilitazione del saluzzese nelle zone terremotate

Gara di solidarietà umana, più forte della tragedia

«Porto nel cuore una frase di Arturo, un uomo anziano del posto, che parlando di tutte le persone arrivate in aiuto mi aveva detto: “Non abbiamo bisogno di grandi cose, solo di sapere che l’amore è più forte del terremoto”». 
Nel movimento di solidarietà piemontese che cinquant’anni fa si è attivato per offrire supporto al Friuli terremotato, c’è anche l’architetto saluzzese Giorgio Rossi, all’epoca docente all’Itis di Cuneo. Rossi raggiunge il collega Franco La Dolcetta, «che anziché andare in viaggio di nozze, aveva caricato un furgone ed era andato con la moglie a Taipana, ad allestire un campo di supporto fuori dal paese». 

La zona, con le sue frazioni, prossima all’epicentro strumentale, accusa il crollo del 95% degli edifici.
Dopo il sisma la macchina degli aiuti si mobilita subito: «Chi ha fatto tanto, tantissimo, sono stati i dipendenti della Mondial Piston: hanno rinunciato alle ferie pur di andare ad aiutare a Villa Santina, contribuendo anche economicamente all’acquisto di materiali, carriole, pale...» commenta Rossi, ricordando poi un’altra figura saluzzese coinvolta, l’alpino Nino Silvestro.

«Il mio secondo viaggio in Friuli, nel 1977, l’ho fatto con lui: durante l’inverno aveva anche raccolto denaro e libri per ricostruire la biblioteca civica di Villa Santina, e so che si stava adoperando per un gemellaggio del paese con Saluzzo». 
Nel giugno del ‘76 Rossi parte alla volta di Taipana con i colleghi docenti Lerda e Penna, ingegneri, proprio su invito di La Dolcetta: qui svolgono sopralluoghi, verificando le condizioni delle abitazioni, per lo più case montane. Si parte dall’aspetto più immediato, quello della sicurezza: «essendo case attaccate tra loro, il rischio era che il cedimento di una portasse al crollo tutte le altre». 

Il secondo passaggio è la tutela degli abitanti: «c’era chi non aveva potuto far valere la propria voce durante i primi sopralluoghi, ottenendo valutazioni scarse», e una perizia oggettiva poi depositata ufficialmente, poteva essere l’unico appiglio concreto per ricevere contributi.

L'intervista completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 14 maggio. 

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