Attualità: In Granda crescono Pil e profitti, ma i salari restano sotto la media nazionale. Aumentate del 55% le persone che si rivolgono a Caritas

Lavoro: stipendi sotto la soglia della sussistenza

Dietro la facciata di una provincia produttiva con un Pil in crescita, si nasconde una realtà sociale ed economica amara, fatta di precarietà e disuguaglianze crescenti. È il paradosso del lavoro povero, un fenomeno che non risparmia territori storicamente ricchi come la provincia di Cuneo. A tracciare un quadro lucido e severo della situazione è Pietromaso Bergesio, segretario generale della Cgil Cuneo, che punta il dito sulla deregolamentazione: «gli imprenditori lasciati liberi cercano di minimizzare i costi e massimizzare i profitti». 

A confermare l'analisi del sindacalista sono i dati economici e quelli dell'Osservatorio Povertà e Risorse della Caritas diocesana di Cuneo, che fotografano un territorio a due velocità. 

Perché il Pil sale e i salari scendono? Come spiega la contraddizione di un territorio che produce ricchezza ma vede aumentare l'indice di disagio sociale? 
«La risposta sta nei meccanismi di distribuzione – spiega Bergesio –. La ricchezza in realtà cresce, ma rimane concentrata per lo più nelle mani di imprenditori e non viene redistribuita».
A questo si aggiunge una profonda trasformazione del mercato del lavoro, trainata dalla crescita del settore terziario. Molti dei contratti part time e a tempo determinato si concentrano nei servizi alla persona, nelle cooperative sociali, nel turismo e nella ristorazione, dove il ricorso al lavoro precario si accompagna a bassi salari.  

I dati relativi alla provincia di Cuneo mostrano un tasso di disoccupazione pari al 3,6%, a fronte di una media nazionale del 7,7%. Eppure, avere un impiego non basta più per far quadrare i conti. La produzione di valore aggiunto nel territorio è debole (facendo registrare una crescita zero rispetto al 2023) e l'Indice di Gini (che misura le disuguaglianze nella distribuzione del reddito) si attesta al 39% per Cuneo, superando nettamente il 30,4% della media nazionale. Più il valore è alto, più la ricchezza è concentrata in poche mani. 

L'intervista completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 21 maggio. 

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