Cronaca: Condanna per un’ex amministratrice di sostegno

Ammanchi dal conto

Soldi dal conto del fratello interdetto, condannata. Tremila euro e più di ammanchi, dal conto del fratello, hanno portato alla condanna per peculato e omissione d’atti d’ufficio di una fossanese, ex amministratrice di sostegno del congiunto. L’uomo, seguito dal Serd e dal centro di salute mentale, è ospite permanente di una struttura per disabili nel Saluzzese.

La denuncia è partita proprio quando con la struttura ha incominciato ad accumularsi un debito abbastanza ingente, poi regolarizzato dalla madre dell’ospite. La problematica aveva portato alla revoca dell’amministrazione da parte del giudice tutelare e a successivi accertamenti: era emerso così che una certa somma, derivante dalla pensione dell’uomo, era stata prelevata dal conto in occasioni diverse. L’amministratrice non aveva fornito in merito alcun rendiconto. A fronte di una richiesta di condanna a due anni e dieci mesi di reclusione, il tribunale ha fissato per lei una pena di due anni, concedendo il beneficio della sospensione e della non menzione.

«Non emerge in alcun modo che questi prelievi fossero rivolti alle necessità dell’amministrato» ha osservato il sostituto procuratore Francesca Lombardi, stigmatizzando una “condotta negligente protratta per due anni”: «Si è tentato di riferire che di fatto stessimo parlando di ‘pochi soldi’ e che questi importi sarebbero stati poi restituiti. Ma sono stati restituiti solo dopo la revoca dell’amministrazione e con risorse esclusive della madre: non è una condotta riparatrice dell’imputata». 

Per l’avvocato Diego Socchi, difensore dell’imputata, «la qualificazione della condotta si è rivelata più una mala gestio da parte dell’imputata, per quanto riguarda il suo ufficio di amministratore di sostegno. Probabilmente anche i suoi limiti scolastici hanno influito su questo incarico». Il legale rilevava un’insussistenza del dolo anche riguardo alla mancata presentazione dei rendiconti: «L’imputata ha agito in totale buona fede, sicuramente la sua condotta è negligente sul piano civile ma del tutto priva della volontà di recare un danno».

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