Cronaca: Il pm richiama la “tradizione culturale” che avrebbe favorito i soprusi

Condanna per le violenze

C’era «una tradizione culturale a cui sia lui che lei si sono conformati», secondo il pm, a monte dei maltrattamenti per i quali un indiano sikh è stato condannato a due anni e sei mesi dal tribunale di Cuneo. A processo l’imputato, residente a Villafalletto, è finito dopo la denuncia della moglie che raccontava, fra l’altro, di essere stata in un’occasione «trascinata per i capelli, percossa, spinta con la testa nel wc dell’abitazione e successivamente cacciata di casa in orario notturno».

Il sostituto procuratore Francesca Lombardi aveva chiesto per l’uomo una condanna a tre anni e sei mesi: «La donna parla di una “violenza piccola”, un tratto di normalizzazione della violenza subita»ha sottolineato. In questo aveva valenza a sé il tema della relazione sessuale: lui pretendeva rapporti, lei viveva l’intimità come «un momento di sofferenza». La loro convivenza, iniziata in India e continuata in Italia, aveva visto interruzioni a più riprese. In mezzo la nascita di due figli, le liti familiari e gli episodi di violenza. Il più grave, nel gennaio 2023, era culminato in un referto ospedaliero che attestava contusioni al cranio e altre ferite, guaribili in cinque giorni. 

«È la stessa persona offesa – afferma la rappresentante dell’accusa – che parla di percosse e calci anche prima del 2023, seppur non medicalizzati. Una dinamica di violenza che si scatenava per futili motivi: discussioni domestiche, sul lavoro, sulla famiglia. I figli venivano utilizzati come strumento di pressione, a fronte del rifiuto di fornire i documenti per l’imbarco dall’India».

Il servizio completo in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 23 luglio 

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