Saluzzo: Nuovo progetto editoriale curato dal professor Marco Buttino, già autore di “Vite Provvisorie”

La voce dei braccianti africani in “Klick”

Tratta il tema della casa il primo di una serie di tre opuscoli che raccolgono le interviste a migranti. L’autore, il torinese Marco Buttino, già professore di Storia Contemporanea all’Università di Torino, dove ha insegnato anche Storia dell’Europa Orientale, delle città e delle migrazioni, da alcuni anni segue le vicende dei braccianti africani che lavorano alla raccolta della frutta nel Saluzzese.

Il nuovo progetto editoriale di Buttino si chiama Klick e si propone come uno strumento pratico e immediato per fotografare, come suggerisce il suo nome, la vita dei tanti stagionali presenti sul nostro territorio. 
«Usciranno alcuni opuscoli, ognuno su un tema. Il primo Klick riguarda la casa; il secondo analizza la complessità e le relazioni interne della società migrante (solidarietà, ruoli di mediazione, rapporti di potere) e sarà pronto tra un mese; il terzo conterrà un bilancio della stagione della raccolta: le aspettative e i guadagni reali, le rimesse e il loro utilizzo e uscirà a novembre.
Klick tenta di portare nel dibattito pubblico questioni che emergono da interviste a lavoratori africani.  L’opuscolo non offre certezze, né propone risoluzioni di problemi, si limita a evidenziare temi su cui riflettete. L’idea di fondo è che vi siano questioni rilevanti nella vita dei migranti che non ricevono un’attenzione adeguata e, soprattutto che si ascoltano troppo poco le loro voci».

«Klick nasce nell’ambito di un’esperienza di accoglienza, quella di Dambe So a Revello, sostenuta dalla Chiesa Valdese – prosegue Buttino -, e intende contribuire alla creazione di uno spazio culturale riflessivo e inclusivo. È un’iniziativa autonoma».

La casa è al centro dell’attenzione. Come vede l’attuale gestione dell’accoglienza?
«Continua a far notizia che alcune decine di lavoratori dormano all’aperto, soprattutto a inizio stagione. Negli anni sono nate “accoglienze diffuse”, ma ospitano solo un decimo del totale. Altri alloggi sono affittati da africani o aziende, ma la stragrande maggioranza dorme nelle aziende. Di fatto l’accoglienza pubblica si è trasferita al privato con sostegno finanziario pubblico. Il controllo sulle condizioni è limitato: vi sono aziende con ottimi rapporti con i propri lavoratori e altre che potrebbero approfittarsi della loro debolezza».

La notizia completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 27 agosto

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