Saluzzo: Minacce, una pistola senza tappo rosso e un mese di ricovero

Violenza cieca tra ragazzi

C’è l’ombra di una vendetta fra giovanissimi dietro un tentativo maldestro di regolamento di conti tra saluzzesi per cui oggi un ventenne albanese residente in città è a processo. Le accuse sono di lesioni aggravate, minaccia, porto abusivo d’arma e spaccio. Assieme a lui è finito nei guai un connazionale, ancora minorenne all’epoca.

Nel luglio 2023 i Carabinieri di Saluzzo li hanno denunciati quali autori del pestaggio di cui rimase vittima un 19enne. 
Il ragazzo viveva nella periferia di Saluzzo con la famiglia, di origini maghrebine. Un giorno, racconta la persona offesa, al ritorno dalla palestra era stato avvicinato da un’auto mentre guidava il monopattino. Dalla vettura erano poi scesi due ragazzi, davanti a casa sua. Qui, ricorda, il più giovane avrebbe iniziato a colpirlo: «Ho ricevuto pugni e calci da tutti e due, per una trentina di secondi sono rimasto in terra con gli occhi chiusi. Quando ho aperto gli occhi ho visto l’altro minacciarmi con una pistola, diceva che se avessi parlato avrebbe fatto qualcosa sia a me che alla mia famiglia».

Per guarire c’erano voluti un’operazione e un ricovero di trenta giorni. La “spedizione” sarebbe scaturita da un ceffone che due settimane prima il ragazzo aveva assestato al conoscente minorenne. Erano in un bar, spiega l’autore della denuncia, lui aveva visto il cugino accerchiato da più persone: nel tentativo di separarli sarebbe partito lo schiaffo. Dopo, aggiunge, «sono andato via perché la situazione stava diventando sempre più grave». 

In quell’occasione però il presunto complice maggiorenne non sarebbe stato nemmeno presente. «Era una persona che avevo già visto prima, perché comunque Saluzzo è piccola» precisa il testimone.
Sui riscontri ha riferito il comandante della stazione carabinieri di Saluzzo. 

La notizia completa è in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 17 settembre

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