Saluzzo: Confartigianato denuncia costi insostenibili: Michele Quaglia avverte che il divario competitivo e gli oneri impropri soffocano le pmi

Caro energia, le imprese schiacciate dalla crisi

Sta diventando insostenibile la pressione sulle piccole e medie imprese (pmi) dell’aumento incontrollato dei prezzi dell’energia e dei carburanti. Il saluzzese riflette la situazione nazionale: il comparto artigiano si trova in una posizione di svantaggio rispetto ai concorrenti europei, aggravata da storture burocratiche e fiscali.

«In Italia il prezzo per chilowattora è superiore del 18% rispetto alla media europea. In altre parole le nostre pmi pagano l’elettricità 3,6 miliardi di euro in più rispetto al resto d’Europa» afferma Michele Quaglia, titolare dell’officina di autoriparazioni “Garage Italia” e vicepresidente vicario di Confartigianato Imprese Cuneo, recentemente insignito dell’onorificenza di “Maestro d’Opera e d’Esperienza 2026”.

Il divario competitivo soffoca la crescita e viene ulteriormente appesantito dal sistema fiscale e dagli oneri accessori. Le accise e gli oneri generali di sistema pesano per 5,44 centesimi al chilowattora (kWh), registrando un’incidenza percentuale che supera del 48% la media Ue. «La vera stortura sta nella bolletta dove sono imputati oneri di sistema che non competono ai consumi. Paradossalmente, più i consumi della piccola impresa sono ridotti, più aumenta lo svantaggio relativo. Questo perché anche sulla bolletta della ditta artigiana ricadono gli incentivi alle aziende più energivore e i contributi per le rinnovabili, non certo ripartiti in misura proporzionale. In altre parole finanziamo sussidi destinati ai colossi industriali».

Ci sono comparti che stanno soffrendo più di altri e con quali conseguenze?
«L’impatto dei rincari colpisce trasversalmente chiunque utilizzi mezzi di trasporto o macchinari operativi, quindi privati e imprese. Le maggiori difficoltà si concentrano nei comparti ad alto consumo energetico e in quelli fortemente dipendenti dal trasporto su strada, primo fra tutti il settore dell’autotrasporto. Il gasolio costituisce oltre un quinto (25%) dei costi di gestione aziendali per un vettore. Un autotrasportatore che lavora sulla base di preventivi concordati anche solo due mesi prima si trova impossibilitato a ribaltare gli aumenti sul committente, finendo per ripagare i maggiori costi di tasca propria».

Il meccanismo di compensazione fiscale accumula ritardi cronici. «Oggi si acquista il gasolio a prezzi di picco, ma si usufruisce del credito d’imposta maturato sei mesi prima», chiarisce Quaglia.

La notizia completa è in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 24 settembre
 
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