Acchiappamostre di Anna Cavallera

La mostra della settimana

Può l’arte contribuire a rafforzare la democrazia e aiutarci a interpretare le contraddizioni del presente? È la domanda che attraversa la 33ª edizione di Artissima, in programma all’Oval Lingotto di Torino dal 30 ottobre al 1° novembre. 
Diretta per il quinto anno da Luigi Fassi, la fiera internazionale d’arte contemporanea riunisce 183 gallerie provenienti da 35 Paesi, confermando la vocazione di Torino a crocevia della ricerca artistica e della sperimentazione.
Il tema scelto, Fancy, richiama le riflessioni della filosofa Martha Nussbaum sul potere dell’immaginazione, intesa come capacità di oltrepassare i confini individuali e riconoscere prospettive diverse dalla propria. Un’ambizione che allarga lo sguardo oltre il mercato, chiamando l’arte a confrontarsi con le sfide del nostro tempo, dal rapporto con l’intelligenza artificiale al ruolo delle istituzioni democratiche. Resta, tuttavia, da misurare quanto questa aspirazione critica riesca a tradursi in un’esperienza capace di coinvolgere il pubblico oltre la cerchia degli addetti ai lavori.
Articolata in sette sezioni, la manifestazione affianca alle proposte delle gallerie progetti dedicati a linguaggi e pratiche differenti, dalla scultura alla performance, fino alla sound art. Accanto a WoW – World of Words, dedicata all’editoria, e ad Artissima Junior, rivolta ai più giovani, debutta il Pastis Social Club, con opere della collezione della Fondazione Arte Crt. L’Oval ospita inoltre un’anteprima del progetto espositivo dedicato alla fotografia di Massimo Vitali, atteso nel 2027.
La fiera si estende anche alla città: al Parco Michelotti il duo Hedda Roman presenta il progetto di videoarte I Left Something in the Woods, mentre le Gallerie d’Italia ospitano la quinta edizione di No Future, rassegna dedicata alla videoarte. Info: www.artissima.art.

Altre mostre

I diritti non sono mai una conquista acquisita definitivamente, ma vanno costantemente difesi, riconosciuti e tradotti in opportunità concrete. È questo il messaggio al centro di «Stessa lotta, stessi diritti a pari passo», la mostra fotografica di Antonio De Matteo realizzata con Amnesty International Italia, che sarà visitabile a Cuneo dal 2 al 16 novembre, negli spazi del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, in piazza Torino 3.
L’iniziativa si inserisce nella rassegna «8 marzo è tutto l’anno – 25 novembre – Paripasso», promossa dal Disafa e dall’Antenna cuneese di Amnesty International. Attraverso i ritratti e le storie di dieci donne, la mostra intreccia arte e impegno civile, dando visibilità a percorsi diversi, accomunati dalla battaglia per la libertà, la dignità e la parità dei diritti.
Tra le protagoniste figurano Parisa Nazari, attiva nel sostegno alle donne iraniane, Pia Covre, presidente del Comitato per i diritti delle persone sex worker, Daniela Ionita, portavoce dell’associazione Italiani Senza Cittadinanza, e Silvana Agatone, ginecologa e presidente della Laiga, impegnata nell’applicazione della legge 194.
 Esperienze differenti, che restituiscono la complessità delle discriminazioni e mostrano come la difesa dei diritti non possa essere confinata a una singola causa o categoria.
Il valore dell’esposizione sta proprio nel mettere in relazione battaglie spesso considerate separate, ricordando che l’uguaglianza resta incompiuta finché qualcuno viene escluso o privato della possibilità di scegliere. 
Ma la sensibilizzazione, da sola, non basta: perché il richiamo alla parità non si esaurisca in una dichiarazione di principio, occorrono responsabilità collettive, strumenti concreti e diritti effettivamente garantiti. Info: Difasa, tel. 011-6709648; p.barello@amnestypiemontevda.it.

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Al Castello di Racconigi, «Specchi del Giappone» svela il laboratorio creativo di Stefano Faravelli, maestro del carnet de voyage. Fino al 1° novembre, taccuini, acquerelli e strumenti di viaggio raccontano anni di osservazione e ricerca, in dialogo con l’Appartamento cinese e il gusto orientale della corte sabauda.
 Un percorso che mette a confronto il Giappone immaginato dall’Europa e quello vissuto dall’artista, mostrando come il disegno possa superare gli stereotipi e trasformarsi in conoscenza.