Festa del Libro: Intervista al giornalista Marco Brando sui cliché storici

Storia di luoghi comuni

“Siamo tornati al Medioevo!”. È davvero così?

Alla Festa del Libro Medievale e Antico, domenica 25 ottobre, è il giornalista Marco Brando a raccontare di cliché storici e luoghi comuni da ripensare. Saluzzo «ce l’ho in mente per i racconti di mio padre, che in questa zona aveva fatto il militare», ci dice prima del suo debutto alla kermesse. 
Lo sguardo, già nel primo libro “Medi@evo” poi seguito da “Non c’è #storia”, si punta su frasi fatte e cliché: «un discorso importante perché riguarda l’uso superficiale che facciamo della Storia – sottolinea –: può sembrare qualcosa di innocuo, ma può essere foriero di interpretazioni errate di ciò che succede nel mondo. Il web, in questo senso, può peggiorare la situazione». 

Quali sono i luoghi comuni più utilizzati in modo errato?
«La preistoria, il Medioevo, l’inquisizione e il Far West – spiega –: sono scorciatoie mentali che usiamo, che nascondono i limiti della nostra coscienza critica e anche tutta una serie di pregiudizi che portiamo con noi da una vita. Occorre stimolare domande, provare ad offrire qualche soluzione pratica, intervenendo a livello di informazione con docenti, giornalisti, studiosi». La storia deve uscire dalle aule e diventare conoscenza comune, «anche per contrastarne l’uso politico». 

Dato che siamo alla Festa del Libro Medievale, parliamo di un cliché che la riguarda da vicino…
«L’idea dei “Secoli Bui”: non funziona la metropolitana di notte? Il wi-fi ha dei problemi? Siamo tornati al Medioevo! Ma parliamo di un’epoca sconfinata, dove troviamo Carlo Magno, Dante e Giotto – prosegue –. Quando si parla di feste, allora però il Medioevo è magico, da fiaba. La storia diventa una discarica delle nostre ansie, lontana abbastanza da additarla per questo o quel motivo: insomma, in quanto a “Secoli Bui”, forse sono ben più oscuri i nostri» evidenzia. 
 

La notizia completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 29 ottobre

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