Racconigi: La scrisse Paolo Soldano, internato in un lager nazista dopo l'8 settembre '43

Dopo oltre ottant'anni, una cartolina dal lager torna a casa

Correva l’anno 1944 quando Paolo Soldano (classe 1921, scomparso nel 2018 quando era ormai l'ultimo reduce racconigese della campagna di Russia rimasto ancora in vita), internato in un lager nazista dopo l'8 settembre 1943, scrisse una cartolina destinata alla propria famiglia. Una cartolina che non arrivò mai a destinazione. Soldano riuscì a sopravvivere alla prigionia e a fare ritorno in Italia, dove riprese la propria vita, mentre quelle parole, affidate alla posta in uno dei momenti più difficili della sua esistenza, rimasero per oltre ottant'anni lontane dai loro destinatari.

Oggi, grazie al lavoro di ricerca condotto dall'Anei (Associazione Nazionale Ex Internati), e in particolare dalla sua Sezione di Torino, quella cartolina è stata recuperata e potrà finalmente essere consegnata ai familiari.

La restituzione avverrà martedì 10 novembre 2026, alle 18, in sala consiliare, nel corso di un'iniziativa pubblica organizzata dall'Anei in collaborazione con l'Amministrazione comunale, nell'ambito del progetto “La posta torna a casa”.

Un ritrovamento che per Racconigi assume un significato particolare. Dopo essere sopravvissuto alla prigionia, infatti, Soldano partecipò attivamente alla vita della comunità locale: a lungo amministratore e poi presidente della Cooperativa di Consumo Neuro, è stato attivo nella vita politica della città con il Partito Socialista, oltre ad aver fatto parte anche della Pro Loco e del Centro Anziani.

«Questa iniziativa ha per noi un valore che va oltre la restituzione di un documento storico – commenta il sindaco Valerio Oderda –. Ci permette di ricongiungere una pagina della grande storia con quella personale di un nostro concittadino, che ha attraversato uno dei periodi più drammatici del Novecento e che, tornato a Racconigi, ha continuato a dedicare una parte importante della propria vita alla comunità. Non possiamo restituire il tempo trascorso, né cancellare le sofferenze di quegli anni, ma possiamo fare in modo che quelle esperienze non vengano dimenticate. Perché la memoria non dovrebbe esaurirsi nelle commemorazioni, ma aiutarci a comprendere il passato e, soprattutto, a riconoscere il valore di una pace e di una libertà che, anche guardando al mondo di oggi, non possiamo considerare conquiste definitive».

 

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