Fermo immagine di Alberto Abbà

Il ragazzo e la margherita

Le stazioni sono luoghi incredibili. Dove le storie in transito si accavallano fra arrivi e partenze. In tutto quel continuo movimento senza sosta catturo una scena che si svolge quasi al rallentatore.  C’è un ragazzo vestito interamente di nero sui suoi trent’anni. Camicia attillata su pantaloni larghi e morbidi. Una specie di bandana in testa. Scarpe da ginnastica. Anche i capelli e gli occhi sono neri. La pelle del viso invece no, fa da contrasto e colpisce nel suo chiarore 
E’ nervoso e tiene in mano un tocco di colore: una gerbera arancione. La impugna come una spada che tiene dritta e nell’impugnatura è avvolta da un giro di carta stagnola. Nell’altra mano un telefono all’orecchio, giusto per il tempo di comunicare a qualcuno la sua posizione. Atrio, sotto il tabellone degli orari, altezza binario 12. Passa qualche istante e compare lei. Lui si avvicina, le consegna il fiore, come se non ce la facesse più e gli stesse bruciando in mano. Le dice qualcosa nell’orecchio, mentre lei resta in silenzio. Poi lui corre via. Lei è stupita e senza gioia. Quel gesto inaspettato le fa scuotere la testa e nemmeno l’accenno di un sorriso. Con il fiore in mano entra alla Feltrinelli, forse per cercare un libro o forse soltanto per uscire dalla scena.  Lui sta scendendo la lunga scalinata di corsa. Non si girerà nemmeno una volta. 
Chissà se era una richiesta di perdono, la fine di un amore o una storia mai iniziata.
Chissà quel fiore che fine ha fatto.