Fermo immagine di Alberto Abbà

Lo squalo di Baltimora

Michael Phelps, 37 anni, il nuotatore più forte di tutti i tempi, adesso in pensione.
Un’infanzia difficile, un papà assente e una mamma che fin dai primi anni ha dovuto fare i conti con il suo ritardo mentale e la sua iperattività. Il dottore gli prescriverà pastiglie a vita e una triste previsione di futuro.
La maestra elementare convinta che quel bambino mai riuscirà a concentrarsi sulle cose.
Passa il tempo, ma le medicine non migliorano la situazione. Le sorelle convincono la mamma a iscrivere il fratello in piscina, magari almeno riesce a sfogarsi. Subito Michael si annoia ad andare sempre avanti e indietro, poi però ci prende gusto.
Un certo Bob, allenatore di nuoto, lo nota e si avvicina alla mamma per chiedere informazioni.
Lei gli racconta quella vita fragile, le difficoltà, i ritardi, le medicine.
L’allenatore butta via il flacone e ritorna con un lettore MP3. “Suo figlio non ha bisogno di pastiglie ma di ritmo”. Bob diventerà l’allenatore di Michael e resteranno insieme per tutta la carriera.  Sarà invece Eminem a scandire il ritmo durante le lunghe sedute in piscina. La prima olimpiade a quindici anni e a seguire il primo record del mondo. A sedici la prima medaglia d’oro. Ventotto le medaglie olimpiche di cui ventitre d’oro. L’atleta più medagliato di sempre (ottantatre in carriera).
Allenamenti inarrivabili anche a detta dei suoi avversari, un fenomeno di talento e dedizione. Più volte atleta dell’anno e da copertine. Nel 2008 diede vita ad una fondazione per promuovere nei ragazzi una vita sana e attiva. Sposato, con tre figli. Fra una medaglia e l’altra arrestato più volte per abuso di alcol e guida in stato di ebbrezza. Depressione, pensieri suicidi. Non è mai tutto oro quello che luccica, ma spesso ti aiuta di più a risplendere qualcuno che ti dà il ritmo, che mille pastiglie colorate.
albiabba@libero.it