Saluzzo: Padre Stefano Aragno anticipa il tema della Festa della Vita 2026 e racconta le sue visite alla varie fraternità

La porta del cuore ha una maniglia sola, quella di dentro

«Ogni festa della vita ha un tema che guida le giornate, quest’anno si è scelta la frase che Gesù diceva ad un sordomuto “Effatà!”, “Apriti!”: aprirci ad ascoltare, per poi poter parlare in un modo nuovo. L’uomo è muto perché è sordo. A volte il mutismo dei giovani di oggi, e non solo dei giovani, è anche frutto di un’incapacità ad ascoltare la voce più profonda, quella di Dio, quella del cuore, quella della coscienza, della nostra vita di dentro. “Apriti!” è anche un invito ai ragazzi della comunità e ai genitori ad aprirsi». Così padre Stefano Aragno introduce la prossima Festa della Vita.

E prosegue: «Quando un genitore ha un ragazzo che vive delle croci pesanti, quando la vita di ciascuno di noi nel momento in cui vive delle sofferenze si apre, non è ancora la soluzione di tutto, ma è già un passo importante. 
Madre Elvira diceva spesso che la porta del cuore ha una maniglia sola, quella di dentro: la possiamo aprire solo noi. Quindi se apriamo quella porta scopriremo che qualcuno è lì che attende, per darci la mano, per aiutarci. Può essere Dio, ma sono anche le persone: amici, fratelli e sorelle che Dio a volte mette accanto a noi, che in quel momento possono esserci d’aiuto nella vita».

Padre Stefano dopo la salita in cielo di madre Elvira, avvenuta il 3 agosto 2023, insieme ad alcuni sacerdoti e suore ha preso le redini della Comunità Cenacolo. In questo senso negli ultimi anni ha voluto fare visita a molte della fraternità sparse nel mondo, in Europa e in America.

Così racconta questa esperienza: «Diciamo che dopo la partenza in cielo di madre Elvira tutto questo ha generato un nuovo passo nella vita della comunità, di continuità e anche di novità. Nella novità c’è anche il tornare a viaggiare molto per visitare le varie realtà sparse nel mondo che sono nate dal seme germogliato sulla collina di Saluzzo.

Tra le fraternità che ho visitato vorrei citarne due.
La prima è quella dell’Ucraina, nata alcuni mesi dopo la festa della vita dell’anno scorso. Quando nasce una nuova fraternità è come la nascita di un bambino, bisogna all’inizio accompagnarla e prenderla a cuore. 


Il servizio completo in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 9 luglio 

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