Saluzzo/Milano: Marco Di Molfetta è autore di uno dei lavori oggi in mostra a Milano

Una matita saluzzese per Giulia

Giulia Cecchettin nei colori dell’illustrazione.

C’è anche una “matita” saluzzese, in mostra a Milano. Tra le illustrazioni esposte per “Continuiamo a fare rumore”, nella sede di Banco Bpm, c’è anche il lavoro di Marco Di Molfetta, 25 anni di Saluzzo. Reduce dal percorso di Illustrazione digitale alla Scuola Internazionale Comics di Torino, il suo lavoro è stato selezionato nel progetto che vuole accompagnare verso il 5 novembre, giorno d’uscita nelle sale del film “Se domani non torno”, prodotto da Notorious Pictures e diretto da Paola Randi. 

Marco, vuoi raccontarci il lavoro che hai realizzato?
«Inizialmente l’illustrazione era completamente diversa – spiega –: ma l’elemento che è rimasto al centro, fin dall’inizio, è il nastro rosso. L’ho notato, sempre appuntato alla giacca di Gino Cecchettin, e mi ha colpito molto. Avevo pensato di rappresentare Giulia che abbracciava il padre, ma era un’idea troppo semplice, visto il tema, poi ho immaginato Giulia intenta a correre verso l’osservatore, ma non volevo che andasse persa la figura del padre. 
In mostra, quindi, c’è un’illustrazione in cui Giulia si allontana e il padre è fermo, in posizione statica, entrambi connessi dal nastro rosso». 

Come hai raffigurato Giulia e Gino Cecchettin?
«Giulia l’ho voluta rappresentare come la persona che era: gioiosa e libera – risponde –, mentre l’immobilità del padre vuole trasmettere il dolore di questa vicenda, l’idea che non si possa che ricordarla e trasmettere un messaggio». 

È stata la Scuola di Comics a segnalarti questo progetto, legato al film “Se domani non torno” e al libro “Cara Giulia”: da illustratore, com’è stato lavorare su una tematica di questo tipo?
«Da ragazzo mi trovo un po’ in difficoltà in questo senso, quando penso a ciò che le ragazze possono subire e alla paura che possono provare, e non volevo che giudizio o senso di colpa trasparissero dall’opera – prosegue –. Per lavorare al meglio, quindi, ho cercato di allacciarmi emotivamente alla figura di Gino Cecchettin, chiedendomi: cosa c’è dietro una perdita di questo tipo?». 
anna grassero

La notizia completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 8 ottobre

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