Parole da conservare di Cetta Berardo

Cupido

Essere toccati dalle frecce di Cupido è un privilegio o una condanna?
Quel bambino alato, figlio di dea, cantato e raffigurato in pittura come nessun altro personaggio, paffuto, riccioluto, dispettoso, armato di arco e frecce, che innamorano chi ne viene colpito, viene invocato per esserne almeno una volta nella vita il bersaglio.
La freccia è un simbolo potente e antico, rappresenta principalmente direzione, movimento, scopo e velocità, incarna la determinazione nel raggiungere un obiettivo, superando gli ostacoli.
è così potente che a stento chi ne è colpito riesce a mantenere il controllo di sé, ce lo dice in versi Goethe, definendo “Cupido, monello testardo!” che è diventato il padrone in casa sua. Hai spostato e scompigliato gli oggetti miei,/ io cerco, e sono come cieco e smarrito. Insomma si è in sua balia.
Dunque un pericolo, in quanto colpisce alla cieca e capita allora che scombini piani di vita, sconvolga matrimoni, faccia perdere il self control in situazioni delicate, crei un polverone di dicerie, di parole sussurrate, di giudizi avventati. Se poi si aggira nelle stanze del Palazzo e colpisce personaggi da 90 del Governo, allora il gossip che tiene banco sulle copertine di riviste si tramuta in una ventilata crisi di governo. E un afasico ministro degli interni fatica a controllare tutto, a mantenere l’aplomb necessario, scappano di mano i fili della trama, la matassa si ingarbuglia. Ma sorge un dubbio a leggere la situazione odierna, pare cioè che la freccia venga manovrata da mani esperte: che il Cupido di afrodisiaca memoria sia diventato un Cupido oeconomicus, a decodificare i messaggi criptici di chi è stato colpito e ne ha tratto grande beneficio: incarichi, viaggi, rappresentanze, notorietà. Un mondo cambiato anche nel campo dell’Amor mitologico.