Fermo immagine di Alberto Abbà

Umani a forma di libro

C’è una villa nel piacentino che fa da casa elegante ad una biblioteca. In una bella e fredda giornata di sole di maggio, ospita persone, che diventano libri da prendere in prestito. Ognuno con il proprio titolo e la propria storia. Basta solo scegliere, prenotarsi, sedersi di fronte e ascoltare.
Non si giudica un libro dalla copertina, ma dalla lettura e da quello che ti lascia dentro.
Nello spazio di poche stanze puoi viaggiare in mondi lontani e fare incontri inaspettati.
Con tre amiche dirette in Perù (tre è il numero perfetto) o con una formica diretta verso la montagna. Attraversando ponti, come un popolo alla ricerca della libertà. Con la forza delle proprie gambe e idee o spingendo una carrozzina. Sbagliando anche, in bilico fra morte e vita. A volte sostenuti da mani forti, altre da una cucina di periferia.
Lasciarsi stupire dall’imprevisto della bellezza, che rende le esistenze opere, di artisti, anche quando senza riconoscimenti, pubblico o applausi. Così è la vita, un viaggio di sola andata, se si riesce, da amare dal punto di partenza. Un insieme di fermo immagine, ciascuno con le proprie sfumature.
Serve chi si fa carico di un’idea e si impegna a realizzarla. Serve chi la sostiene, regalando disponibilità, competenza, tempo, denaro. Serve una gioventù bella a cui dare un ruolo attivo.
Serve chi legge, chi decide di donare un ascolto. I libri sono come gli attrezzi, da usare; se nessuno li apre restano chiusi e muti. 
E prima di uscire e andare, si può lasciare una recensione, che non si perde nel mare affollato dell’etere, ma resta intrecciata nei fili di pezzi di stoffa bianca che si colorano di parole.
Certo quando si torna a casa le fratture restano, ma le condivisioni possono diventare carezze, che un poco alleggeriscono il peso e fanno sentire meno soli.
albiabba@libero.it