Fermo immagine di Alberto Abbà

Passaggio a nord est

La scelta per questo nuovo cammino è stata geografica. Dopo tanto sud, da Muggia ad Aquileia, passando per Trieste, seguendo una freccia gialla. Spoiler: fa caldo camminare ad agosto, ma sono scelte, senza nessun obbligo. 
Circa 130 i km, varianti e deviazioni comprese. L’acqua protagonista. Di fiume e di mare. Di laguna intorno. I panorami che cambiano, dal Carso alle falesie, così la vegetazione e chi la abita. Castelli, sentieri, boschi, piste ciclabili a perdita d’occhio, scrittori che hanno lasciato un segno.
Storia che nasce da Roma e di un confine labile, che si respira, come in quelle trincee che a pensarci ti senti male. Tanti i passi, rigenerati dai bagni nelle pozze del Rosandra, a Barcola sulla spiaggia dei triestini, dalla diga di Grado. La bora è stata sollievo sulla pelle, la birra il premio di fine tappa. Due pranzi eroici per chi camminando è abituato a frutta e verdura: una ljubjanska e un boreto misto. Digeriti e sudati nei passi a 35 gradi e più. 
I cibi rivelano i luoghi e li arricchiscono di gusti e sapori. Anche chi ti accoglie disfatto all’arrivo racconta le terre che attraversi. Marina con la sua Malvasia della buonanotte, Emma e Sandro nel loro nido, Rebecca con il sorriso della gioventù, Laura con l’anguria fresca, Cristina con consigli e crostata, Basilio&Barbara con la gentilezza. Flavia è via dorata che sostiene i tuoi passi. Quella routine fatta di cose semplici, di silenzi e di qualche battuta con il gruppo dei toscani e con il coriaceo australiano.
Fra perdoni da espiare, voti e promesse da mantenere, richieste alla Madonna, alle stelle cadenti o anche solo a qualcuno che possa ascoltare.
Aquileia è la mamma che ti abbraccia alla fine, con quella bellezza che cura. 
C’è bisogno di quella bellezza e di parole, come quelle di Francesco, che se ne va durante questo cammino e come tutte quelle di chi non si rassegna alla miseria che c’è.